Matteo Ottonello
Europa

Europa

Cos’è Lorem Ipsum?

 

EUROPA – carta 1:3.000.000 –  [realizzazione del 1990]

CONSIDERAZIONI PRELIMINARI            

Considerazioni  preliminari di uno studio “preliminare” che, lungi dal voler “congelare” la situazione continentale ad una  visione spazio-temporale determinabile e contigentistica o, ancor più, personalistica, intende indagarne, in prima approssimazione,  l’aspetto globale, le peculiarità più evidenti, lo stato di… “salute” – potremmo dire – facendo presente che, a codesta prima approssimazione, sarebbe bene ne seguissero altre miranti ad opportuni  approfondimenti, alle varie scale, in modo da sviscerare al meglio  i quesiti e  i temi emergenti da quella.

La prima cosa che emerge, osservando la carta, è la notevole estensione del segno continuo-tratteggiato di 2 colori rossi: esso è lo spartiacque fondamentale di tutto il continente; morfologicamente delimita i grandi bacini imbriferi rivolti verso nord (i cui corsi d’acqua sfociano nel mare del Nord e nel Baltico: Vistola, Odra, Elba, Reno, Senna, etc…) da quelli rivolti verso sud (i cui corsi d’acqua sfociano nel Mediterraneo: Po, Rodano, Taro, etc…, con la variante – non da poco – di una imponente area intermedia, rappresentata dal bacino del Danubio, che si  colloca grossomodo orizzontalmente nel cuore del continente e il cui fiume omonimo sfocia nel mar Nero). Lo spartiacque fisico è, dunque, una linea “ideale” che ricalca sia la  la cresta del monte Bianco, sia il colmo di una collinetta alta anche poche decine di metri, in grado però di “dividere” le acque piovane; ma, mentre lo spartiacque alpino, che raggiunge altezze decisamente proibitive, non è assolutamente transitabile, quello dei rilievi collinosi – tipo Monferrato/Langhe, Etruria, Ardenne, etc. – frequentemente “ospita ” percorsi carreggiabili.  Diremo  dunque che, in questo secondo caso, il percorso di crinale coincide con lo spartiacque fisico, mentre, nel primo caso, il percorso di crinale si presenta, fisicamente, come una mezzacosta alta, la cui quota risulta comunque subordinata alla dimensione del rilievo (sulle Alpi, mediamente, si colloca tra i 2 e i 3000 metri); solo fisicamente si presenta come mezzacosta però, perché –  dal punto di vista del funzionamento – le cose stanno un po’ diversamente: qui si passa, si transita, mentre nei mondi localizzati della “mezzacosta canonica”  ci si sta, ci si vive e si produce; e si tenga presente che tutto il mondo della mezzacosta ligure – forse l’esempio più emblematico dell’intero continente – raramente si spinge ad altezze superiori ai mille metri.

Ma riprendiamo il nostro doppio segno rosso: alla scala in cui siamo esso determina una “direzione di spostamento a grande scala”, nonché l’idea  di un  “impianto” strutturale di tutta la “materia” territoriale: ed è per questo motivo che è stato denominato “sistema del crinale fondamentale a scala continentale”; poco importa se in diversi punti (Alpi, Pirenei) il percorso di crinale non coincide con lo spartiacque fisico: ne ricalca comunque la direzione,  bordando, da basso,  le linee impervie dello spartiacque fisico.

Parleremo dunque, da ora in poi, solo di “sistema – o direttrice – di crinale fondamentale a scala continentale” o, per abbreviare un po’, di “crinale fondamentale europeo“.

LETTURA OPERANTE

Il nostro continente è la propaggine occidentale dell’Eurasia,  il più esteso continente dell’intero  globo; e, come per l’Asia – la cui area nodale è rappresentata dal Massiccio dell’Himalaya, punto di saldatura della penisola indiana alla terraferma – da noi l’area nodale è rappresentata dalla regione svizzero/austriaca alpina, punto di saldatura della penisola italiana al resto dell’Europa. In poche decine di chilometri, ossia tra i passi di Novena (alta val Formazza)  e di Maloja (sulle pendici ovest del Bernina),  si definiscono le “vocazioni” e “si giocano” i ruoli  e le gerarchie della stessa: vocazioni, ruoli e gerarchie sono   elementi imprescindibili – in quanto legati profondamente alla storia geo-morfologica del suolo – dei quali,  l’uomo,  altro non può fare che “prenderne atto”. 

Leggiamo, partendo dal “nostro” crinale italiano:   il “familiare” arco (MA-CON-GRAN-PENA-LE-RE-CA-GIU) prosegue, verso sud, innervando tutta la penisola italica fino a Reggio Calabria e verso est, innervando tutti i paesi slavi adriatici, per biforcarsi in direzione del Peloponneso e del Bosforo; quest’ultimo risulta pure il crinale che delimita, a sud, il vasto bacino danubiano.

Il crinale che si stacca dal passo di Novena – che separa le sorgenti del Reno dal Rodano – passa sullo Junghfrau e, districandosi tra i laghi di Ginevra e di Neuchâtel, arriva a sud-ovest di Basilea, indi curva decisamente verso ovest, scende, per un buon tratto, parallelamente al corso del secondo dei predetti fiumi, per piegare in direzione della catena dei Pirenei e, da lì, innervando tutta la penisola iberica, arriva  fino al Capo de Säo Vicente, estrema punta sud-occidentale dell’intero continente.

Il crinale che si stacca dal passo di Maloja sta proprio un mezzo alle sorgenti del Reno e dell’Inn:  compie  una grande curva verso levante, giunge sopra a Basilea, ad est della stessa – dalla parte opposta al primo – piega  poi, repentinamente, verso levante, transita  sulla Selva Nera e, bordando a nord il bacino del Danubio, transita sulla Selva Boema, sulla catena dei Carpazi Settentrionali e si “spegne” – all’estremo est – nella piana Ucraina.

Parliamo ora dei segni rossi tratteggiati: i crinali principali, i quali si “staccano” da quello fondamentale, disponendosi pressoché ortogonalmente al medesimo e “scendono” verso le zone pianeggianti; si può notare come, sul versante atlantico,  a nord e a ovest del crinale fondamentale, essi generino un sistema sostanzialmente seriale (stiamo parlando sempre a scala continentale), con qualche piccola variante   e con lunghezze che arrivano a superare i 500 km; e come, invece, sul versante mediterraneo –  a sud  dei crinali slavo, franco/iberico e  ai lati di quello  italico –  siano molto più corti –  e non formino sistemi riscontrabili alla grande scala.

All’interno del grande bacino danubiano, delimitato a nord dal crinale della Selva Boema e dei Carpazi e a sud dal crinale che punta sul Bosforo, i crinali principali tendono a formare dei sistemi nodali “fronteggiandosi” in importanti punti di guado sul Danubio,  destinati a diventare, nel corso del processo antropico, gli insediamenti di Belgrado, Budapest, Bratislava, Vienna, Linz, Ratisbona… il “cuore” del continente.

Basilea occupa un punto cruciale: posizionata sull’ampia curva del Reno che punta direttamente a nord, essa è la connessione del crinale fondamentale che “evita” la “circumnavigazione” dell’intero bacino elvetico: un percorso “riassuntivo”, che ne delimita la parte settentrionale, esaltandone decisamente il ruolo nodale.

Considerazioni simili possono essere fatte per  Lione, Saragozza e Praga: il primo, che si trova sulla direttrice Basilea-Neuchâtel,  “accorcia” il percorso formato dall’arcuatura del crinale fondamentale verso nord (delimitante la Franca Contea e il centro di Besançon); il secondo, che occupa una posizione baricentrica nella valle dell’Ebro accorcia, similmente, il percorso del crinale fondamentale delimitante la valle medesima; il terzo, infine, che si trova sul tratto di crinale fondamentale a nord del bacino danubiano, “raddrizza” il precedente, impegnato a bordare – verso sud – la regione Boema.

L’intera regione Rumeno/transilvanica è circoscritta, ad oriente, dal crinale principale più lungo di tutto il continente che, dopo aver lasciato la direzione est verso Kiev, si dispone  a ventaglio,  puntando sui  centri  di Galati, Bucarest, Craiova, Belgrado, tanto per citare i più importanti.

Menzione a parte merita il bacino padano: esso infatti – al di là della vistosa differenza dimensionale – ha la stessa “giacitura” di quello danubiano, ossia est-ovest;  però occupa una posizione molto più  baricentrica  di quello; tale posizione sta nel punto di saldatura tra il sistema trinodale  Rodano-alto Reno-alto Danubio e lo stivale italiano, il che significa “direzione di penetrazione” verso il Mediterraneo e quindi gran parte dell’Africa Settentrionale; avremo modo di sottolineare ulteriormente questo aspetto trattando delle percorrenze taglianti di 4° fase.

Esaminiamo ora i segni gialli, che rappresentano ciò che alla grande scala può essere sintetizzabile relativamente ad una 2° fase”matura” di funzionamento del territorio, ossia allo sviluppo della fascia pedemontana; la  2a fase  è la fase di  insediamento e di colture  di colle/costa,  per la lettura

della quale sarebbe necessario “scendere” ad una scala non superiore al 25.000; ancor meglio sarebbe una cartografia tecnica e/o catastale in scala 1:10.000, dato il loro carattere di strutture “localizzate”. 

Partendo da nord-est notiamo dunque, a nord del crinale fondamentale, un chiaro allineamento  Varsavia – Lodz – Breslavia – Dresda – Lipsia – Gottinga – Dortmund – Liegi –  Reims – Troyes – Bourges – Limoges – Toulouse; nella penisola iberica e sempre nel versante atlantico del medesimo, ecco l’allineamento Ortiguera – Valladolid – Madrid  – Guadalupe – Cordova – Malaga, molto più “ondulato” del precedente a causa dell’attraversamento di catene montuose di una certa entità (Cordigliera Cantabrica,  Sistema Centrale, Sierra Morena e Sistema Bético).

A sud del crinale fondamentale europeo l’unico percorso ravvisabile è quello della pedemontana padana che, partendo da Trieste (sulla costa istriana) tocca Gorizia, Bassano del Grappa, Verona, Brescia, Bergamo, Borgomanero, Biella e Ivrea, per arrivare a Torino da dove, piegando verso  est, borda il Monferrato, la piana tortonese-alessandrina, l’intero corpo appenninico emiliano-romagnolo, giungendo a Rimini, altro caposaldo costiero.

Nel bacino danubiano tale percorso si richiude su se stesso: partendo  poco a nord di Bucarest, superati i Carpazi Meridionali, entra nella regione transilvanica, tocca Braşov, Cluj Napoca, Budapest, Graz e – avvicinandosi molto al crinale slavo ai confini dell’Italia – scende su Lubiana, Zagabria e, scendendo verso sud-est borda  a nord il Kosovo, tocca  Nis, Sophia e arriva a Sumen, a sud-est di Bucarest.

Importanti sono le connessioni tra codesti percorsi gialli: Lubiana-Gorizia connette la padania con l’alta Slovenia, la Slavonia e la direttrice per Belgrado (uno dei nodi egemoni del bacino danubiano); Torino-Lione-Limoges connette la padania con la media valle del Rodano e il Massicio Centrale francese (area policentrica della Francia centro-meridionale); Tolosa-Saragozza-Madrid connette la bassa Francia (Guascogna) con la media valle dell’Ebro (Aragona), quindi Madrid e   valle del Tago,  direttrice preferenziale per Lisbona, caposaldo continentale sull’Atlantico.

I segni verdi rappresentano i percorsi di fondovalle principali del continente ed appartengono alla 3a fase di funzionamento del territorio, fase che si concretizza nella unificazione delle strutture insediative in nodalità posizionate lungo gli alvei dei corsi d’acqua, sulla direttrice pedemontana, o su piccoli pianori allo scarto dei percorsi “bassi” di crinale; le predette nodalità sono quasi sempre punti di guado, che abbiamo citato parlando dei crinali; il fondovalle, fascia di compluvio, di raccolta delle acque piovane che, nella fase di crinale, funziona come “asse dividente” dell’organismo territoriale, diventa, in codesta fase, asse unificante, “trascinando” su di sé – ossia polarizzando – gli interessi delle popolazioni stanziate sui fianchi dei rilievi (in pratica il mondo di 2a fase). Da notare che, mentre per i crinali si è parlato di un crinale fondamentale europeo (dal quale si staccano i crinali principali)per i fondovalle si parte direttamente da quelli principali che, in linea di massima, scorrono lungo le valli ricalcandone i crinali che le delimitano; in pratica, un “fondovalle fondamentale europeo” non esiste, in via “naturale o spontanea”: esisterà come acquisizione critica, ossia intenzionale, derivante dalla capacità dell’uomo di creare e/o programmare una determinata condizione comunicativo/esistenziale.   

Sostanzialmente, a nord del crinale fondamentale europeo, il sistema degli assi vallivi si configura similmente a quello dei crinali principali: i grandi fiumi   Odra, Elba, Reno, Senna, Loira, Garonna e Guadalquivir hanno tutti un percorso di fondovalle “completo”; i fiumi Vistola, Duero e Tago  presentano invece il  fondovalle principale “frammentato”, probabilmente a causa della stessa morfologia del suolo; così è per l’Ebro che, una sessantina di km dopo Saragozza, presenta  strette anse scavate entro una dura roccia cristallina (scisti cristalline) che mal si presta alla realizzazione di strade  di media-grande comunicazione: queste si mantengono a debita distanza, “cercando” collocazioni più agevoli; stessa condizione anche per i medi corsi del Duero e del Tago.

Il percorso di  fondovalle del Danubio  unifica, alla grande scala, i punti di guado “destinati” a diventare, come abbiamo detto, gli insediamenti del “cuore” del Continente; Ratisbona, Linz, Vienna, Bratislava, Budapest, Belgrado; anch’esso, pur scorrendo per gran parte nelle grandi pianure all’interno del suo bacino, dopo Belgrado,  attraversa i sistemi delle  Alpi Transilvaniche  e

delle propaggini nord dei Balcani Occidentali, che inducono un relativo “allontanamento” del percorso medesimo dalle anse del fiume.

Risalendo le valli i percorsi di fondovalle “valicano” i crinali (passi), stabilendo le connessioni intervallive tra i vari bacini imbriferi; un passo, un valico è il superamento di una linea di spartiacque, che può avvenire ad alta (es. passo dello Stelvio) o a bassa quota (es. comunicazione tra Saona – affluente del Rodano  – e Marna – affluente della Senna -); notiamo dunque che: il fondovalle che risale le sorgenti del Danubio stesso, partendo da Ulm, si connette al fondovalle locale staccantesi da quello del Reno nei pressi di Offemburg (sponda destra); il fondovalle del Naab, affluente sinistro del grande fiume in Ratisbona, punta verso nord e, valicata la Selva di Franconia,   si connette ai fondovalle  del W. Elster e del Saale, affluenti di sinistra dell’Elba; l’importante fondovalle della Morava, affluente di sinistra del Danubio, valica il crinale dei Carpazi Occidentali nel passo di Jablunkov (m. 553) quindi si dirama in due tronchi: uno si connette al fondovalle dell’alta Vistola fino a Cracovia e l’altro si dirige a Opole sull’alto corso dell’Odra.

Sulla sponda destra del Danubio abbiamo il fondovalle dell’Inn che si connette, in due punti al versante alpino padano: al passo di Maloja (m. 1815) con il bacino idrico del lago di Como – e quindi fondovalle dell’Adda –  tramite la “corta” val Bregaglia; e al passo del Brennero (m.1375) con il fondovalle dell’Isarco/Adige; i fondovalle della Drava e della Sava trovano connessione, il primo tramite il passo di Dobbiaco (m. 1204) con la valle del Rienza, affluente dell’Isarco e il secondo, tramite la Sella di Caporosso, con la valle del Tagliamento. Da non dimenticare il già citato passo di Novena (m. 2440) che, assieme al Furkapass (m. 2431) e al S. Gottardo (m. 2108), incarna la “pluriconnessione” tra le valli del Reuss, dell’Aare (ossia Lucerna, Berna) e del Reno Anteriore (ossia Zurigo), con quelle del Rodano (ossia Losanna/Ginevra) e del Ticino (ossia Lago Maggiore e alta valle del Po).

A sud del crinale fondamentale troviamo, in territorio Bosniaco, il fondovalle della Bosna (affluente della Sava) che nei pressi di Sarajevo valica il crinale iugoslavo e ridiscende, lungo il corso del Narenta, fino alla costa adriatica; dalla medesima, poco più a sud, abbiamo il corto fondovalle che parte da Titovar, valica il crinale montenegrino e ridiscende lungo la valle del Lim, affluente della Morava, fino a congiungersi al fondovalle del Danubio ad est di Belgrado; il fondovalle della Morava Meridionale punta decisamente verso sud e si connette con quello del Vardar che arriva a Salonicco, nel golfo omonimo.

La città di Sofia – posizionata in una sella di crinale ad un’altezza di 535 m – funge da importante smistamento di percorsi di fondovalle; essa connette i fondovalle a sud del crinale delimitante il bacino danubiano, che sono: la direttrice valliva della Marica (proveniente da Istambul) e il fondovalle della Struma (che parte dal mar Egeo), con i fondovalle – interni al bacino predetto – dell’Iskèr (che nasce e scorre per gran parte tra i Balcani Occidentali e i Balcani Centrali) e del Nišava (affluente destro della Morava Meridionale).

Il Rodano accoglie la Saona il cui fondovalle si dirama, risalendo il Doubs, per connettersi al fondovalle del Reno a Mulhouse – poco a nord di Basilea –  e, superando le basse quote della Franca Contea e del Plateau de Langres, si connette alle alte valli Mosella – affluente sinistro del Reno –  e Maira, Senna,  Yonne, i cui percorsi puntano tutti su Parigi.

Il fondovalle dell’alto Ebro si dirama, dall’insediamento di Miranda de Ebro, verso Bilbao – superando la Cordigliera Cantabrica e verso Valladolid, in Castiglia che significa fondovalle del Duero (da notare – come già detto – che anche codesto fiume, per un buon tratto, non presenta un percorso di fondovalle “canonico”).

Nella penisola italica l’unico percorso di fondovalle che alla presente scala si può osservare è quello del Tevere che, valicato l’Appennino Tosco-Emiliano nei pressi del monte Fumaiolo, si connette al fondovalle del Savio sul versante padano.

Parliamo infine della 4a fase: la fase delle strutture del piano, delle grandi bonifiche, delle pianificazioni programmate, dei grandi assi di comunicazione; in un sol termine, del funzionamento organico e totale della materia territoriale; sintetizziamo, nella nostra carta, alcuni fatti degni di nota: l’allineamento “longitudinale”, ossia ovest-est, che  da Varsavia (da Minsk e da Kiev),  passando per  Poznan, Berlino, Hannover, Duisburg, Bruexelles, Parigi, Tours  e  Bordeaux,

arriva a  Tolosa: esso rappresenta la connessione diretta tra i principali “nodi insediativi” del versante atlantico; tali insediamenti si configurano come una sorta di “centri di attrazione” che, a livello sub-continentale  raccolgono le connessioni di ogni loro singolo componente; nella fascia intermedia, cioè quella danubiana, le polarizzazioni territoriali altro non sono che i punti di guado di prima fase, ricordate…?  Belgrado, Budapest, Vienna, Monaco di Baviera, Basilea; e sono importanti poiché fungono da ponte tra le aree sub-continentali dei due versanti; nel versante mediterraneo abbiamo evidenziato Roma, Milano, Lione e Saragozza; ma, in realtà, l’area nodale per eccellenza, su questo versante è la Padania:  infatti,   mentre la Bassa Austria, la Boemia, la Baviera, l’Algovia (Svizzera) e l’alto Rodano gravitano attorno ad un’unica polarità insediativa (rispettivamente: Vienna, Praga, Monaco di B.,  Basilea,  Lione), il sub-organismo padano ne presenta 4, allineate parallelamente all’asse del Po, quante sono le direttrici di penetrazione-connessione con il resto del continente: Trieste, sulla direttrice per i paesi slavi, la bassa Austria e la  Polonia; Verona, sulla direttrice per la Baviera e la penisola danese; Milano, sulla direttrice per l’Algovia, l’asse del Reno e i Paesi Bassi; Torino, sulla direttrice per la Borgogna e l’intera regione francese; se a ciò aggiungiamo la trinodalità Milano-Torino-Genova (insediamento costiero), non riesce difficile capire il motivo per il quale Genova, per secoli, ha rappresentato l’approdo egemone dell’intero bacino mediterraneo.

Relativamente più marginali restano i sub organismi ellenico e iberico; entrambi un po’ defilati, il primo per una strutturazione morfologica molto frammentata, il secondo per la presenza della catena dei Pirenei tutto sommato meno “permeabile” (e meno permeata) di quella alpina; la penisola iberica però, nonostante la “cesura” pirenea, “vive” di un proprio sistema di sub-organismi nodali (Leòn, Burgos, Zamora, Valladolid, Salamanca, Cordoba, etc.) facenti capo tutti a Madrid.

APPENDICE

Mentre sto scrivendo il presente appunto, su una carta redatta 20 anni fa, mi sono attivato per una opportuna, necessaria e doverosa integrazione della stessa, tanto più alla luce di un possibile “concreto” utilizzo (anche solo di divulgazione…) della materia trattata; il tutto a favore di un  miglioramento  della coscienza critica individuale e collettiva di tutti noi e della … collettività europea.  

Sto guardando le foto dal satellite e sto attuando delle “zoommate” , catalogando le cose interessanti (che sono molte), soprattutto a livello del tessuto fondiario e degli impianti urbani di tutto il continente (per la verità sto guardando anche gli altri continenti… in fondo… il mondo è piccolo!)

matteo ottonello architetto – genova 10/04/2012