Il 22 giugno del 1977 ho discusso la mia tesi di laurea ed il 13 luglio successivo ho dovuto ottemperare al servizio di leva militare, a quei tempi ancora obbligatorio; durante l’anno in cui ho prestato tale servizio allo stato l’architettura l’ho solo “guardata”; in compenso, nei secondo semestre, sono diventato – per meriti artistici – caporale, nonché “pittore personale” del tenente colonnello comandante il mio gruppo, con grosse agevolazione anche sul fronte musicale (vedi attività musicale).
Terminata la parentesi dedicata allo Stato, sono stato coinvolto da alcuni amici, compagni di università, in un lavoro di schedatura di palazzi storici in quel di Acqui Terme, per conto della Soprintendenza di Torino e, da lì, è nato un sodalizio con uno di loro, con successiva apertura di uno studio professionale, sempre in Acqui Terme, nell’anno 1979; durante i quasi due anni di attività, mi sono addentrato nella convenzionale figura dell’architetto-progettista, secondo la prassi culturale del momento (peraltro sempre attuale); ossia favorire al massimo l’aspetto commerciale dell’impresa, contestualmente ad un prodotto accattivante e “nuovo”…: sono nati così – tra non pochi screzi e banali critiche – due complessi condominiali che, ora, col senno di poi, io chiamo “peccati di gioventù”. Terminato il sodalizio, ho proseguito con l’attività di cui sopra, fino a che, durante il periodo di insegnamento all’Istituto d’Arte di Asti, ho incontrato un funzionario della Soprintendenza di Torino che – essendo a conoscenza della metodologia muratoriana – mi ha sollecitato ad intraprendere uno studio di quel tipo sulla realtà astigiana; cosa che ho accettato con entusiasmo e, da quel momento, alla “normale” attività professionale, ho associato gli studi sul territorio, recuperando la figura del “territorialista”.










