Matteo Ottonello
CAMPOMORONE

CAMPOMORONE

Da quasi un ventennio abito in Val Polcevera; ossia da quando ho iniziato a convivere con la mia attuale moglie; il primo luogo in cui abbiamo risieduto è Campomorone che, per codesto motivo, è stato il primo paese oggetto del mio studio in valle; ho preso contatto con l’allora sindaco, il quale mi ha fornito materiale cartografico e documenti storici vari in possesso del Comune (tra cui le preziose pubblicazioni di Edilio Boccaleri sulla tavola bronzea) dandomi la possibilità di iniziare uno studio che, comunque, ancor oggi è “aperto”, nel senso che è totalmente affidato alla mia disponibilita di tempo e discrezionalità di intenti. Purtroppo, per ragioni che esulano dalla mia volontà, lo studio si è interrotto a più riprese e ancora non ha trovato una qualche definizione, foss’ anche solo a carattere  puramente didattico-divulgativo ..

Il territorio del comune occupa l’estremità nord-ovest all’interno del bacino vallivo, individuato dal profondo solco che la parte superiore del torrente Verde incide tra i crinali  di Pietralavezzara/Cesino ad est e del Bric di Guana e del monte Larvego a ovest-sud-ovest;  il suolo è decisamente montuoso, con pochi e ridottissimi spazi pianeggianti che, in genere, ospitano strutture insediative; il confine nord-ovest, rappresentato dal tratto di crinale fondamentale che va dal Bric del Termine al passo della Bocchetta, e che è un frammento dell’Alta Via, presenta le vette più elevate di tutta la valle (Taccone, Leco).

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Riconoscimento delle strutture ambientali  su base IGM 1:25.000, sia su base cartografica, sia come ideogramma descrittivo: appare netta la supremazia degli insediamenti di mezzacosta, molte volte all’incrocio con crinali locali discendenti dai due soprammenzionati; insediamenti che si snodano  dalla “sella” della Madonna delle Vigne, passando per l’alta val Gioventina – quindi Langasco – verso Cravasco e la sua quasi piana ai piedi dell’elevato rilievo dei vari Leco, Taccone, Guana; baipassato il crinale che scende da quest’ultimo, la mezzacosta ritorna  sulle pendici del monte Larvego, toccando S. Stefano, per dirigersi poi verso S. Martino, in comune di Ceranesi. Uno studio di tipo fondiario/strutturale ed edilizio, permetterebbe di comprendere al meglio la qualità ambientale di tutte codeste strutture.

Matteo Ottonello ideogramma-strutture-locali Campomorone

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Località Cascina Nenciana – 1:5.000

In questo stralcio della CTR in scala 1:5.000 sono riportati: i displuvi fisici (linee rosse sottili tratteggiate) – tutti i percorsi delle prime 3 fasi – in marrone la strada che collega  Praglia  ai laghi del Gorzente – la nodalità di crinale rappresentata dal passo Prato Leone – notiamo la frammentazione dei tratti di mezzacosta (oggigiorno molto sottoutilizzata) – la Cascina Nenciana, che sta sul percorso verde (strada carrabile) che collega Isoverde, sul fondovalle, con il passo suddetto, sul crinale dell’Alta Via – quest’ultimo percorso è – concettualmente – una “risalita” dal fondovalle ma, in realtà – ossia fisicamente –  è un insieme formato da porzioni di crinale e mezzacosta alta (potremmo denominarlo “percorso spurio”, tipico del processo concernente la veicolarizzazione di preesistenti strutture di percorrenza). Notiamo come alcuni segni impressi sul suolo in prossimità della  Cascina Nenciana, richiamino vagamente a pseudopianificazioni di carattere locale, con orditura orientata secondo la pendenza del terreno, ossia il corso dei rii.


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Cascina Nenciana – utilizzo del suolo – su base catastale

Su base catastale riportata nel portale regionale presente in rete, si è evidenziato il sistema dei tessuti fondiari relativi all’utilizzo del suolo, soffermandoci, in prima approssimazione, alla distinzione tra prativo-seminativo e bosco indifferenziato; va notato come gli allineamenti catastali accertino la presenza di forme assai prossime a pianificazioni di carattere locale, confermate altresì dal posizionamento dei fabbricati presenti (dei quali sarebbe opportuno studiarne gli organismi architettonici)


Matteo Ottonello Campomorone

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CARTA   6  

Riconoscimento preliminare delle strutture fondiarie su CTR 1:5.000

Un primo sguardo sulla realtà locale – ossia sul rapporto IMPIANTO URBANO/ORGANISMO TERRITORIALE LOCALE – permette di evidenziare come punti particolati  (nodali) di quest’ultimo si posizionino sull’orditura centuriale  inclinata di ca. 30 gradi in direzione se/nw allo stesso modo di quella appoggiata all’Aemilia Scauri; essi sono Cesino e Mad.na delle Vigne, sul crinale che dalla Bocchetta scende a Pontedecimo; S. Gottardo e l’ex Castellaro, sulla diramazione del precedente che scende sul nucleo abitato di Campomorone; “partecipano” alla definizione di tale impianto, sia S. Stefano di Làrvego, che il sito del castellaro su uno dei crinali  locali proveniente dalla Gaiazza; sia l’area di S. Marta sulla sponda destra del torrente Verde che, e  non in ultimo per importanza, il sito dell’ex castello di Pontedecimo prospiciente sulla confluenza del torrente predetto con il Secca. Il tessuto urbano, essendo nato in tempi successivi ed appoggiato ad assi perlopiù spontanei di fondovalle, si presenta ruotato rispetto a quanto sopra, anche se, in alcuni punti, lascia intravvedere la possibilità di una sua formazione originaria determinata dalla orditura suddetta     


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Matteo Otttonello mappa catastale orditure ed allineamenti Campomorone

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schema orditure Campomorone

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