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ALTRI MUSICISTI
Prima ancora di essere un batterista jazz, sono un cultore ed un amante della musica… di tutta la musica… beninteso quella “creativa”, ossia quella che non si “ferma” alla sola produzione di un qualcosa di commercialmente utile, bensì “va oltre” ed esplora le possibilità dell’espressione umana attraverso appunto le note, le pause, le dinamiche, le strutture, gli impianti e le sequenze armoniche, le melodie, i ritmi, il contrappunto… il TEMPO… tutte cose, specie queste ultime, estremamente banalizzate e fievoli (per non dire assenti) nella musica “commerciale” dei giorni nostri.
La mia produzione è orientata sia verso i grandi autori della musica “dotta” (Beethoven, Malher, Verdi, Stravinsky, Bernstein) sia verso i grandi interpreti/esecutori – siano essi direttori d’orchestra che concertisti (Abbado, Sinopoli, Segovia, Benedetti Michelangeli) – con qualche capatina nel mondo più “leggero” del Blues, del Soul, di alcuni cantautori, tra i quali spicca il “cantattore” Giorgio Gaber, che amo particolarmente e che, personalmente, ritengo una figura illuminante nel panorama culturale italiano a partire dagli anni 70 del secolo scorso.
quale ho sviluppato, gradualmente, i meccanismi scompositivi e gli effetti cromatico/dinamici.

Mahler è il mio preferito; è colui che – nel vasto panorama dei sinfonisti a cavallo tra ‘800 e ‘900 – mi entra più in profondità… quelle sue atmosfere diradate, eteree ed impalpabili, che contrastano con le veementi esplosioni orchestrali; quella sua calma placida, che talvolta si trasforma in flutti impetuosi e travolgenti, irti di grovigli di note che faticosamente si sciolgono nella fluidità della composizione… ebbene tutto ciò mi coinvolge continuamente, carpendo la mia attenzione e procurandomi sempre nuove sensazioni. Perché, in fondo la sua musica (come quella di Coltrane, beninteso), si “lascia” esplorare… esattamente come un dipinto mio…: chi ascolta o chi osserva…”scopre” cose nuove… nuove immagini… nuove sensazioni… tutto un mondo che viene “celato” da ciò che sta in superficie, ma che può disvelarsi anche quando meno uno se lo immagina.

Grande direttore d’orchestra, pianista, esperto didatta e compositore di rara sensibilità, annovera tra i suoi scritti musicali West side story, brillante commedia degli anni 50, con alcuni temi melodici che son passati alla storia; uomo determinato, talvolta impetuoso, ma sempre sorretto da una ragionevole calma, mi ha dato letteralmente i brividi la prima volta che gli ho visto dirigere il Requiem di Mozart; grande interprete di Mahler che (penso) Lui definì “uomo con il cuore immerso nel passato e lo sguardo rivolto al futuro” è commovente quando, nel finale della 2a sinfonia, registrata dalla London Sinphony Orchestra nella Cappella di Westminster, canta a squarciagola assieme al coro, mentre con ampie bracciate, dirige, con gesti apparentemente troppo plateali, una musica che scaturisce direttamente dal cuore.

Un personaggio docile, riflessivo, estremamente motivato e determinato nella sua ricerca e nella divulgazione della musica a tutti i livelli sociali; uomo dalla grande professionalità e prodigiosa memoria musicale, che gli ha consentito di dirigere intere sinfonie (tutte le 9 di Mahler, ad esempio) senza l’ausilio della partitura, ossia …” a memoria”, appunto; anche Lui è stato colto in un’espressione assorta, come Leonard, mentre alza la bacchetta al cielo e, con le ultime forze che la malattia gli stava lasciando, sembra liberarsi della forza di gravità per librarsi lassù, ove i cherubini lo stavano attendendo, in un afflato intriso di misticismo e di amore per la sua arte. Nel suo ampio gesto è raccolto l’intero suo mondo musicale, trasmesso costantemente all’intero popolo della musica.

Questo dipinto è un omaggio all’amico musicista Gianni Oliveri, amico d’infanzia, nonché padre di mia moglie Greta e, ovviamente, grande appassionato di Giuseppe Verdi, autore melodrammatico di grande effetto, corposo, vivace, dai toni vari e disparati e dalle melodie sublimanti; Verdi è qui ritratto in posizione dominante e contornato da scene desunte da alcune tra le sue opere più significative e da musicisti a Lui devoti.

Altro grande compositore italiano che qui presento ad uno stadio iniziale della sua esecuzione; è un lavoro che intenderebbe, attraverso le pennellata fluttuanti e trasparenti, ricreare in parte quel clima coloristico e contrappuntistico che il musicista sembra aver assorbito dalla pittura del suo tempo (Verismo e Macchiaioli).

Abbiamo già incontrato questo dipinto nella sezione “dualità” e, come già spiegato, si riferisce al monologo “io mi chiamo G” contenuto nei 2 LP di Giorgio Gaber “Il signor G”, del 1972 e “Dialogo tra un impegnato ed un non so” della successiva stagione teatrale 1972/73; il dipinto propone anche una dialettica duale tra il soggetto e lo sfondo: il grigio della parte “sofferente” si staglia su un tappeto multicolor simile a quello che compone il viso della parte “gaudiosa” e viceversa.

Colto in un’intensa espressione, tipica del suo personaggio, ho contornato la figura con una specie di nebulosa azzurra che gli disegna una sorta di aureola sopra la testa.

.Altra tipica espressione gaberiana, a conclusione di un monologo dei suoi: una classica deformazione di tipo cabarettistico, componente anch’essa dell’universo artistico del nostro.

Un omaggio ai numerosi risvolti del suo pensiero e della sua versatilità artistica, ben sottolineata dalla sua incredibile capacità espressiva; Gaber è stato – ad un tempo -coautore ed interprete di ciò che andava sentendo (assieme al suo amico-socio Sandro Luporini), fondando il nuovo filone del “Teatro-Canzone”

L’ultimo dei suoi sforzi teatrali, datato 1998/99, dal titolo piuttosto provocatorio – così come molti brani in esso contenuti – dalla cui copertina ho estrapolato questa figura tagliata lungo una diagonale ed avvolta in un vivace fluttuare cromatico di chiara ascendenza orfistica, reinterpretato in mia veste personale; controbilancia l’effetto dinamico del taglio bianco della camicia, il vero e proprio ritratto del signor G, dall’aria pensosa e sorniona.

Un omaggio ad uno dei più noti cantautori genovesi, anche se, per la verità, non è che la sua musica mi faccia impazzire; per i testi non emetto giudizi, non mi ritengo all’altezza, ma apprezzo il suo tono di voce molto suadente e caldo. Mi ha stimolato questa immagine ripresa dal basso, con Lui impegnato nel canto.

Una realizzazione di getto, eseguita con i pastelli, tecnica dalla resa immediata e vaporosa.

In questo ritratto ho cercato di ricreare un’atmosfera soffusa, poco illuminata e fumosa, tipica del personaggio; il quale, appollaiato sulla sua stessa gamba, canta… il filo del microfono che pende, il piede sollevato da terra, la sigaretta tra le dita che sprigiona un leggero filo di fumo che, lentamente, pervade tutto lo spazio circostante; il tutto giocato su tonalità di azzurro e di blu, con piccole zone lievemente illuminate.

Realizzato per il mio amico Marino – con tanto di dedica – è un “classico” ritratto con matite colorate su cartoncino colorato, di uno dei padri della musica soul.

Questo ritratto, realizzato con matite morbide e dure, su cartoncino grigio, dovrebbe entrare a far parte di un ipotetico omaggio all’intero cantautorato genovese… nel momento in cui tale omaggio si farà.

Realizzato con la stessa tecnica dei jazzisti, ossia matita bianca su cartoncino nero, ritrae la smorfia del bluesman – uno dei massimi esecutori del blues elettrico – mentre improvvisa con la sua chitarra; è sempre la solita ricerca di espressioni accattivanti.

Stesso discorso vale per un altro re del Soul/Ritm&blues, ripreso in un tipico slancio vocale del suo frenetico repertorio

Un’espressione pensosa di uno tra i più influenti chitarristi e cantanti dell’era del Blues/Rock elettrico e psichedelico, consolidatosi negli anni 80 del secolo scorso